Campobasso sconfitto a Pineto, e non è una novità stagionale: due partite, due sconfitte di misura, entrambe per 1-0, entrambe giocate sul filo dell’equilibrio. Il Pineto, però, è stato più bravo a portare la gara sul proprio terreno, quello che conosce meglio e che pratica con convinzione: ripartenze rapide, aggressive, quasi “a valanga”, con cinque o sei uomini pronti a schiacciare centrocampo e difesa avversaria nel giro di pochi secondi.
Il Campobasso non è lontano, per idea di gioco, da questo tipo di calcio. Proprio per questo, però, è caduto in un tranello evidente: ha scelto di attaccare invece di attendere. Una scelta che poteva anche essere sensata, ma che probabilmente non era supportata dalla formazione più adatta. Alcuni uomini — Brunet, Magnaghi, Gala e Gargiulo — sono apparsi spesso in difficoltà, una sensazione diffusa tra gli osservatori, meno evidente agli occhi di mister Zauri.
La sensazione, guardando le due rose, è chiara: il Pineto non è superiore al Campobasso per qualità complessiva. Lo diventa, semmai, se si guarda alla lettura della partita e alla capacità di portarla esattamente dove voleva. In questo, il confronto tra gli allenatori pesa.
Eppure, al di là del singolo risultato, il progetto Campobasso F.C. resta solido e stimolante, perché poggia su due fulcri ben distinti e complementari. Da un lato il presidente Rizzetta, fulcro caldo, emotivo, pronto a rilanciare e a spingere il cuore oltre l’ostacolo per alimentare il sogno della piazza. Dall’altro mister Zauri, fulcro freddo, razionale, quasi impermeabile alle emozioni, sia nella vittoria che nella sconfitta, ma coerente nel portare avanti il progetto secondo i parametri fissati: un piazzamento tra il quinto e il settimo posto, obiettivo realistico e dichiarato.
In questo contesto si inserisce un segnale forte e importante: il rinnovo biennale del capitano Bifulco. I suoi gol, il suo carattere e il suo modo di stare in campo gli hanno fatto conquistare la stima della società, dell’allenatore e soprattutto l’amore dei tifosi rossoblù. Una fascia che non è solo simbolica, ma funzionale all’identità della squadra.
Positivo anche l’arrivo di Salinas: innesto probabilmente oneroso, ma necessario. Difensore esperto, ruvido, con personalità, uno di quelli che alza il livello di attenzione e di carattere del gruppo.
Il Campobasso esce da Pineto sconfitto, sì, ma non ridimensionato.
Le partite perse spiegano sempre qualcosa: questa racconta che il progetto è vivo, ma che per crescere deve imparare anche ad aspettare.
Forza Lupi.
(credit ph – Fc Campobasso)

