Sab. Ott 31st, 2026

Sento spesso parlare di fortuna nello sport, specialmente nel calcio. Se la partita dura circa 96 minuti, divisa in 2 tempi e si prende o si fa goal nei minuti finali, si é rispettivamente sfortunati o il contrario, anche se il goal é derivato da errori tecnici o tattici evidenti. Il confine tra bravura o fortuna, come da errore e sfortuna é molto sottile e labile, spesso lo si supera, a mio avviso, in base alla convenienza. La differenza tuttavia é netta. Alla fortuna non ci si può allenare, alla bravura si, eccome! ma solo se si riconoscono i propri limiti e le proprie potenzialità. Il primo passo é discutere con coraggio del proprio operato, mettendosi in discussione al fine di fare emergere le zone di intervento, evidenziando bene dove lavorare. Non è solo un discorso dedicato esclusivamente  al calcio, ma nello stesso, spesso si ci lascia troppo convincere da sfortuna o episodi, come se si tirassero i dadi. Una partita si perde, si vince o si pareggia per motivi veri e tangibili, errori o cose fatte bene, passaggi, tiri, assist, posizioni giuste, singole e di squadra, non ci sono scuse. La vittoria col Forlì é derivata da una parte da calciatori giusti impiegati dopo i cambi e da due ottime azioni dei del Campobasso, dall’altra dall’errore dei difensori  del Forlì, sul primo goal un errore abbastanza grave del difendente, da scuola calcio. Il pareggio di ieri col Guidonia invece, é derivato da 2 errori difensivi dei lupi, con evidente responsabilità  del portiere, ma anche  dagli errori commessi in attacco, nelle tante occasioni create e non finalizzate, oltre che da quello di non chiudersi adeguatamente con un 4-4-2 o un 5-4-1, dall’inizio della ripresa quando si era in doppio vantaggio. Le domande “scomode” della sala stampa, non tendono a distruggere quanto di buono si é fatto, ma a far emergere, ove ci fossero, gli errori da correggere, a fare nascere delle riflessioni costruttive e non il contrario. In campionato un errore si può recuperare ma in uno scontro diretto dei play-off é più difficile. Un errore tecnico, tattico, di approccio psicologico, di formazione, puo’ costare diversi milioni di euro, considerato che potrebbe essere lo spartiacque tra una nuova serie C (da 4 milioni di euro) e una promozione in B anticipata.

Eppure, alla fine, la spiegazione più semplice resta sempre la stessa: colpa dell’arbitro. E magari anche dei giornalisti che provano a capire.
Ma il calcio, quello vero, è un’altra cosa.
È responsabilità

Forza lupi.

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