Viviamo l’epoca dell’effimero,del virtuale e dell’artificiale. La connessione col mondo è quotidiana ed istantanea, dai e con i cosiddetti social ci arrivano notizie, immagini, video ed anche un senso di nostalgia di quando tutto era più vero ed analogico, per questo più profondo e sincero. Ci costringiamo a leggere e guardare battute,sorrisi, frasi scontate o inutili, insulti, imprese e tragedie. Ci costringiamo ad anestetizzare il nostro dolore, la nostra angoscia osservando connessioni che sanno spesso di stupidità, a volte ci strappano un sorriso, altre un senso di irritazione e rabbia. Tutto è distrazione ma, nel nostro profondo, dove siamo ancora un po’ soli e vergini, dove proteggiamo l’ultimo scrigno di umanità buona, sentiamo la vergogna per quello che facciamo e soprattutto non facciamo. Gaza piange e noi rimaniamo in silenzio. Lo scuro silenzio del dolore universale che a noi suona così forte dentro, non scuote coloro che possono fare. I “potenti” tacciono, eppure continuano a guardare negli occhi i loro figli, senza pensare che altre madri e padri non potranno più farlo. Questo è insopportabile per noi piccoli testimoni deboli, ma non per i potenti complici di questo male assoluto. Love Gaza….love you…#ultimogiornodigaza
In foto l’opera di Käthe Kollwitz – Woman with Dead Child (1903)

